mercoledì 31 ottobre 2018

La convocazione per il prossimo 8 novembre al Ministero dello Sviluppo economico (ore 16,30) non spegne le polemiche nello stabilimento Ilva di Taranto sulla scelta del personale da assumere e su quanti sono stati collocati in cassa integrazione straordinaria a zero ore. I criteri adottati da Aminvestco Italia sono oggetto di verifica delle strutture sindacali.
Ieri, in fabbrica, si è svolto un veloce confronto. Le zone d’ombra su cui fare luce sono numerose. “Il discorso – dice Franco Rizzo di Usb Taranto – va affrontato nel suo complesso, ma necessariamente vanno messi in evidenza tanti episodi che i lavoratori ci stanno segnalando. In linea di massima possiamo dire che ci sono anomalie sull’adozione dei criteri di anzianità e dei carichi familiari. Da una ricognizione da noi effettuata sono già 150 i casi da chiarire”.

Ma non è tutto. “C’è un aspetto su cui stiamo acquisendo dati e informazioni – continua Rizzo – vogliamo comprendere qual è la percentuale di lavoratori invalidi e/o con ridotte capacità lavorative collocata in cassa integrazione. Se dovessimo registrare anomalie sarebbe grave perchè si tratta in larga parte di persone con problemi di salute dovuti allo svolgimento dell’attività lavorativa in fabbrica. Insomma, sarebbe un doppio danno”.

Interi reparti, inoltre, sono stati quasi azzerati. “La nuova proprietà – continua il coordinatore dell’Usb – ci aveva parlato, ad esempio, del riequilibrio dei servizi di pulizia civile, ora scopriamo che il personale interno con queste mansioni è stato quasi del tutto collocato in cigs e che in parallelo aumenterà il ricorso alle ditte esterne”. Col passare delle ore i dubbi aumentano. “Vogliamo fare luce su tutto – conclude Rizzo – e se l’azienda non fornirà risposte convincenti, si annuncia una lunga stagione di ricorsi”.

venerdì 26 ottobre 2018

Assunzione o cassa?

Rizzo : “Secondo i nostri calcoli sono circa 800 gli operai in questa condizione che, ovviamente, sono preoccupati per il loro futuro e anche noi vogliamo capire quali sono i criteri adottati dall’azienda. Al netto di queste situazioni, da un punto di vista strettamente numerico, il saldo per lo stabilimento di Taranto è in pareggio. Ricordo, inoltre, che l’accordo garantisce gli ammortizzatori sociali fino al 2023, ma è probabile che si vada oltre questo termine fino a quando, cioè, sarà mantenuta l’amministrazione straordinaria”.
A Genova sindacati e lavoratori sono in agitazione e lunedì potrebbe essere indetto uno sciopero. “La loro situazione – continua il sindacalista di Usb – è diversa da quella di Taranto. Per i 474 esuberi è prevista la ricollocazione nell’ambito delle attività dell’Accordo di programma di Cornigliano ed è proprio questo aspetto a generare incertezze. I sindacati chiedono, infatti, garanzie in questo senso che, al momento, sembrano non esserci”.


domenica 21 ottobre 2018

In diecimila a Roma rivendicano “Nazionalizzazioni qui e ora”

Una manifestazione difficile, una manifestazione importante, una manifestazione riuscita


Ricondurre sotto la gestione pubblica le aziende strategiche, chiudere il capitolo dei regali al privato inaugurato dai governi di centro sinistra e finti tecnici, reinternalizzare servizi e lavoratori, ribadire che solo il pubblico può garantire il preminente interesse dei cittadini e dei lavoratori, insomma attuare l’articolo 43 della nostra Costituzione rompendo con quella gabbia dell’Unione Europea che impedisce l’intervento pubblico perché contrario al libero mercato, è quello che ha chiesto piazza San Giovanni e su cui oggi si rilanciano le lotte, fuori e dentro i luoghi di lavoro. 
Non era affatto scontato che la manifestazione per le nazionalizzazioni, promossa da un appello a più voci, portasse in piazza a Roma ben oltre 10.000 lavoratori, giovani, militanti sindacali e sociali. Eppure è successo, segno di maturità del movimento che, in mezzo al fragore della battaglia mediatica intorno alle manine, all’onestà, ai rating e alle lettere sempre minacciose dell’Unione Europea, è stato capace di individuare un terreno reale e concreto intorno al quale rilanciare in avanti la battaglia politica. 







giovedì 18 ottobre 2018

Manifestazione Nazionale contro le privatizzazioni.
20 Ottobre 2018
Roma - P.zza della Repubblica - H14




domenica 14 ottobre 2018

NAZIONALIZZARE, QUI E ORA!!

La strada delle nazionalizzazioni, che porti con sé anche una nuova e diversa concezione del modello di sviluppo, che preveda partecipazione delle comunità e controllo popolare, salvaguardia
del territorio, del bene comune, del lavoro NON ammette più ritardi, né tentennamenti da parte di questo governo. Governo di cui fa parte una forza come la Lega che in passato ha sottoscritto concessioni e, come tutti gli altri partiti, ha preso soldi da Autostrade, votando come gli altri il decreto Salva-Benetton e che oggi, non a caso, frena sulle ipotesi di ripublicizzazione del settore.
#usb #nazionalizzare #manifestazione

mercoledì 10 ottobre 2018

Schema introduttivo del personale che verrà utilizzato in AM e rispettivamente in AS che rientrano nei numeri indicati nell'accordo sottoscritto il 06.09.2018. riunione che si è tenuta oggi tra Sindacati e Azienda.
#usb #mittal #ilva



lunedì 17 settembre 2018

Ilva, due battaglie, una persa e una vinta.

Sulla chiusura della vertenza Ilva ed il definitivo subentro di Arcelormittal alla gestione commissariale si sono scaricate, come era ovvio attendersi, tutte le aspettative infrante della città di Taranto. Il larghissimo consenso dei lavoratori all'intesa non può e non deve trarre in inganno. La città è giustamente stanca dei veleni dell'acciaieria e degli altri ecomostri del territorio ed ha visto palesarsi nell'accordo sindacale la realtà di una convivenza ancora lunga. È noto a tutti che non è responsabilità dell'accordo se si continuerà a produrre acciaio a Taranto per la semplice ragione che la vendita alla multinazionale è stata una scelta tutta politica del governo precedente e confermata da quello attuale. Arcelormittal sarebbe subentrata comunque, anche senza accordo sindacale. USB, in totale isolamento, ha posto la questione della nazionalizzazione sin dall'inizio della amministrazione straordinaria. Un passaggio obbligato per qualsivoglia ipotesi di riconversione, chiusura o reale ambientalizzazione. Il movimento ambientalista ha infatti sempre osteggiato questa possibilità perché vissuta come negazione della chiusura del sito. Ed ha delegato, purtroppo ,alla politica ed in particolare ai 5S, questa aspirazione.
Il passaggio del gruppo Ilva ad una multinazionale sancisce pertanto una sconfitta, sebbene temporanea, rispetto alla battaglia di USB per un nuovo intervento pubblico in un settore strategico dell'economia nazionale. Un altro pezzo del patrimonio industriale viene ceduto ad un'impresa straniera, ad una multinazionale che governa le sue produzioni e i suoi investimenti in una logica globale che poco si sposa con la centralità della questione ambientale e sociale di Taranto. Abbiamo perso una battaglia ma certo la partita è più aperta che mai. Il tema delle nazionalizzazioni non è più un tabù, una rivendicazione che induce al sorriso, sebbene il processo di privatizzazione prosegua sul terreno sociale indisturbato ed anzi alimentato dal cosiddetto welfare contrattuale praticato da Cgil Cisl Uil (sanità,pensioni,ammortizzatori sociali,formazione). Dopo più di venti anni di ubriacatura neoliberista gli effetti concreti della ritirata dello Stato in economia hanno riaperto il dibattito nella politica e tra le classi dominanti. “Privato è bello” è ormai uno slogan desueto e soprattutto non ha più consenso popolare. La manifestazione nazionale del prossimo 20 ottobre mette esattamente al centro della giornata il tema delle nazionalizzazioni con la consapevolezza che proprio la supremazia del privato ha reso possibile la progressiva liquidazione del sistema di protezione del lavoro e lo stesso modello sociale del nostro paese.
Ilva ci parla tuttavia anche di una battaglia vinta. Occorre andare molto indietro nel tempo per ritrovare un accordo sindacale sulla cessione di un gruppo in stato fallimentare nel quale ai lavoratori non è tolto un centesimo, un diritto acquisito, non si crea alcun doppio regime salariale e non vi è alcun licenziamento se non volontario. Sarebbe sufficiente confrontare la sequela di accordi sindacali Alitalia o quello della cessione della ex Lucchini di Piombino ad un imprenditore algerino per comprendere appieno il valore di questa intesa. USB non ha sottoscritto l'accordo Cgil Cisl Uil ma è stata protagonista indiscussa dell'accordo e di una trattativa durata oltre un anno nel corso del quale con determinazione ha sistematicamente detto no ad ogni ipotesi di mediazione al ribasso o scambi su salario occupazione, pratica contrattuale tristemente diffusa. In una fase come questa segnata da un processo di spoliazione di diritti e salario fondato sul modello derogatorio del Testo Unico del 10 gennaio 2014 che sembra non trovare, e non ha, un punto di fine, l'accordo Ilva è un indiscutibile fatto positivo. I tanti detrattori dell'accordo, spesso poco informati e poco istruiti o semplicemente strumentali, anziché valutarne la portata nella storia delle relazioni sindacali e sullo stesso sistema contrattuale, preferiscono minimizzarne il valore o addirittura archiviarlo tra gli accordi truffa. Ilva, sul terreno strettamente sindacale, ha rappresentato una vertenza esemplare che andrebbe presa a riferimento per due ragioni di fondo.
La prima è che la vertenza non è stata sostenuta e alimentata da una lotta adeguata dei lavoratori dei diversi stabilimenti. Gli scioperi ( pochi purtroppo), che pure ci sono stati, sono stati un fatto episodico, più che il segno di un conflitto reale a sostegno della vertenza. Ciò significa che la determinazione e la soggettività della delegazione sindacale sono stati elementi decisivi per la conquista dell'accordo.
La firma di una accordo senza cedimenti testimonia che spesso è sufficiente dire No e rifiutare il ricatto che sempre viene posto davanti a miliardi di euro di investimenti di un'impresa. Siamo sempre stati consapevoli che il nostro no ad un accordo al ribasso poteva risolversi in un tragico epilogo dal punto di vista industriale, sociale ed economico. Abbiamo scommesso sul valore strategico di Ilva per Arcelor Mittal e sull'impossibilità per qualsivoglia governo di spegnere la più grande acciaieria d'Europa senza un piano straordinario di bonifiche e riconversione sostenuto da enormi risorse economiche pubbliche. Ed abbiamo vinto la scommessa.
In secondo luogo occorre considerare che in questo lungo anno di trattative abbiamo dovuto lottare con l'intransigenza di Arcelor Mittal ma soprattutto con un contratto di vendita firmato dall'ex ministro Calenda e dalla multinazionale dell'acciaio che definiva dettagliatamente le condizioni economiche, ambientali, contrattuali ed occupazionali della cessione. L'accordo riscrive quel contratto sul terreno ambientale, contrattuale e occupazionale. Chiunque può cercare sul sito del ministero dello sviluppo economico la famosa proposta ultimativa di Calenda ed apprezzarne le differenze con l'intesa raggiunta. Un risultato per nulla scontato.
Due battaglie, una persa ed una vinta quindi, ma la battaglia più grande deve ancora giocarsi tuttavia. Non siamo chiamati solo a vigilare tenacemente sull'effettivo rispetto degli accordi sul terreno ambientale e contrattuale. Siamo chiamati al difficile tentativo di costruire un asse con il movimento ambientalista Tarantino nell'obbiettivo di verificare tempi, bontà ed effettiva riuscita dell'ambientalizzazione dello stabilimento. O si coniuga acciaieria e salute oppure insieme lavoreremo alla chiusura di ogni fonte inquinante che uccide la città e i suoi abitanti.


"..Vorrei ricordare a coloro che oggi contestano il fatto che il Sindacato sull'immunita' penale non ha detto e fatto nulla, che USB ha scioperato contro il decimo decreto, contro l'immunità e il Wind days. Eravamo in 117.
I paladini della salute che oggi ci rinfacciano di non aver fatto nulla dove erano? Comodamente a casa o peggio tranquillamente a lavoro!!
E avete pure il coraggio di parlare.."

domenica 16 settembre 2018

I Sindacati hanno garantito la "massima attenzione" nelle procedure che da qui a tre mesi caratterizzeranno il passaggio dell'Ilva nelle mani di Am InvestCo, con riferimento alle riassunzioni dei Lavoratori.


giovedì 13 settembre 2018

Ilva, stravincono i “sì” all’accordo. USB vigilerà sull’attuazione degli impegni

I lavoratori dell’Ilva hanno approvato oggi a larghissima maggioranza l’ipotesi di accordo firmata la scorsa settimana al Mise per la cessione dell’azienda ad Arcelor Mittal.
Le percentuali di “sì” hanno superato il 90% in tutti gli impianti interessati alla consultazione, effettuata dopo decine e decine di assemblee concentrate nell’arco di pochi giorni.
È la migliore risposta, giunta direttamente dalla base, alle provocazioni scatenate nelle ultime ore con l’attacco informatico a USB che prendeva a pretesto proprio la vertenza Ilva.
L’Unione Sindacale di Base esprime soddisfazione per il grande consenso che ha raccolto l'accordo sottoscritto dopo l’estenuante confronto durato un anno con Arcelor Mittal.
Tuttavia saremo davvero soddisfatti solo quando la multinazionale manterrà gli impegni assunti e saranno così garantiti ai lavoratori e alla città di Taranto salute, ambiente e occupazione.
Diversamente USB sarà la prima a lottare per un'alternativa produttiva e ambientale.
Francesco Rizzo USB Taranto
Sergio Bellavita USB Nazionale


sabato 8 settembre 2018

Ilva, USB: abbiamo salvato i posti di lavoro e tutelato l’ambiente, ma la vera sfida inizia adesso

Nessun licenziamento negli stabilimenti Ilva, mantenimento dell’articolo 18 e della contrattazione di secondo livello, obblighi stringenti per Arcelor Mittal sul piano ambientale. Al termine di una lunga notte di contrattazione, l’Unione Sindacale di Base registra con soddisfazione l’accordo che ha visto la multinazionale costretta ad abbandonare le proprie posizioni di intransigenza e ad accettare le condizioni poste da USB come irrinunciabili per la chiusura dell'accordo sindacale sull'acquisizione del gruppo Ilva.
È stata una doppia lotta: da un lato contro i tentativi di imposizione di Arcelor Mittal, dall’altro contro lo sciagurato accordo siglato dal governo Gentiloni nella persona dell’ex ministro Calenda. La determinazione di USB è riuscita a incidere su una trattativa che fino a poche ore prima sembrava sull’orlo della rottura definitiva.
Abbiamo alla fine ottenuto la salvaguardia integrale dell'occupazione, il mantenimento di tutti i diritti acquisiti retributivi e di legge, in particolare il mantenimento dell'articolo 18 a tutela dei licenziamenti discriminatori. Quindi a tutti i lavoratori assunti da Arcelor Mittal non verrà applicato il Jobs Act.
Abbiamo ottenuto un Piano di Ambientalizzazione significativamente migliorato rispetto a quello contenuto nel contratto di cessione sottoscritto da Calenda, con l’accelerazione della copertura dei parchi e obblighi stringenti nel rapporto produzione/emissioni. E nell’accordo di questa notte, come ha sottolineato anche il ministro Di Maio, sono ben scritte nero su bianco corpose penali per Arcelor Mittal nel caso di inadempienza.
Tuttavia non dobbiamo nasconderci che con la cessione a una multinazionale del gruppo Ilva il nostro Paese perde un pezzo importante del suo patrimonio industriale. Continuiamo a pensare che la nazionalizzazione di un settore strategico dell'economia nazionale come la produzione dell'acciaio sia l'unica strada per coniugare lavoro, diritti, salari, politiche industriali e ambientalizzazione.
Per queste ragioni, se diamo un giudizio più che positivo sui contenuti dell'accordo sindacale, non possiamo che essere insoddisfatti per un'operazione di cessione dell'acciaieria più grande d'Europa, che contribuisce alla progressiva spoliazione del nostro patrimonio industriale. La battaglia di USB per un nuovo impegno diretto dello Stato nell'economia non è finita.
La vera sfida su Ilva inizia oggi, sarà un percorso lungo e complicato, ma USB non arretrerà di un millimetro sul terreno dei diritti, dei salari e dell’ambiente.
La parola passa ora ai lavoratori per il referendum sul testo dell’accordo, da chiudere entro il 13 settembre.
Francesco Rizzo, USB Taranto
Sergio Bellavita, USB Nazionale







sabato 1 settembre 2018

" Diritti senza confini" corteo del 31 Agosto 2018

"C'è un Governo che sta facendo il contrario di quello che aveva promesso, e cerca di scaricare il malessere di tanti su un nemico immaginario: lo straniero, il povero, chi è troppo debole per difendersi"
Corteo " Diritti senza confini"
31.8.2018

venerdì 31 agosto 2018

ILVA convocazione riunione il 5 Settembre 2018

ILVA convocazione riunione il 5 Settembre 2018

#ilva #usb


Non è pervenuta nessuna risposta dal Governo, sollecitato ad un incontro urgente dalle organizzazioni sindacali. Pertanto dichiariamo la mobilitazione generale di tutto il gruppo Ilva per l'11 settembre con scioperi in tutti gli stabilimenti del gruppo e presidio al Mise.


martedì 28 agosto 2018

Ilva, richiesta incontro urgentissima


Le scriventi Organizzazioni sindacali, alla luce degli esiti dei pareri richiesti ad Anac ed Avvocatura dello Stato e visto l’imminente esaurimento della cassa prevista dai Commissari Straordinari nel prossimo mese di settembre, chiedono una convocazione urgentissima per conoscere le decisioni che il Governo intende assumere sulle prospettive industriali ed occupazionali del gruppo Ilva e dei suoi 14.000 lavoratori e del relativo indotto. La strategicità del gruppo Ilva per il nostro sistema Paese ed il futuro di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie, richiedono decisioni da parte del Governo in tempi stretti sul destino di questo importante gruppo industriale. È opportuno, inoltre chiarire, dopo le dichiarazioni del Ministro Luigi Di Maio, al fine di proseguire efficacemente il negoziato, se Arcelor Mittal ha acquisito Ilva attraverso una gara legittima o meno. In mancanza di un sollecito riscontro vi annunciamo che metteremo in campo una iniziativa di mobilitazione dell’intero gruppo Ilva e del suo indotto. 



giovedì 23 agosto 2018

Ilva: annullare la gara e nazionalizzare. 23.08.2018


L'avvocatura dello Stato ha confermato l'irregolarità della gara che ha consegnato il gruppo Ilva a Arcelormittal. Il ministro Di Maio ha pertanto dichiarato l'illegittimità della gara stessa. Ciò significa, in sostanza, che saremmo di fronte ad una gravissima  violazione  dell'interesse pubblico. Per queste ragioni occorre annullare la gara, risolvere il contratto con Arcelormittal e rendere pubblica  la proprietà dell'acciaieria. Solo un intervento diretto dello Stato può davvero coniugare ambiente, salute, patrimonio industriale e occupazione.  

Sergio Bellavita USB nazionale
Francesco Rizzo USB Taranto


martedì 21 agosto 2018

COMUNICATO STAMPA PROFUMERIE DOUGLAS: LAVORATRICI IN SCIOPERO CONTRO LICENZIAMENTI INGIUSTI

Licenziamento ingiusto: è questo il motivo per cui questa mattina l'USB ha indetto uno sciopero con presidio davanti alla profumeria Douglas di via Di Palma a Taranto. Una dipendente, dopo l'inglobamento dell'azienda Limoni, è stata licenziata perché avrebbe effettuato una scontistica non prevista. "Un discorso che non ha prove e si basa sul nulla - spiega Francesco Rizzo, coordinatore provinciale USB Taranto-. Le lavoratrici hanno subito un adeguamento a causa di questa unione di aziende ed alcune di loro sono stata ingiustamente e inspiegabilmente accusate di aver effettuato dei movimenti di sconti non previsti. Tutto senza avere un riscontro reale. Ed una di loro è stata addirittura licenziata da un giorno all'altro. Tutto è ovviamente in mano ad un legale, ma noi come sindacato, protestiamo contro questo modo di fare delle aziende e delle multinazionali che non guardano alla persona".

lunedì 20 agosto 2018

USB Vigili del Fuoco

"Perché i vigili del fuoco che vi piace chiamare eroi sono un corpo nazionale con le fila imbottite di precari, avanti negli anni, pagati due soldi, senza Inail, con dotazioni vecchie e carenti, alloggiati in strutture fatiscenti.
Non siamo eroi, ma lavoratori del soccorso pubblico che si dannano l’anima per dare il massimo e da lustri chiedono, inascoltati, pienezza di diritti".



venerdì 10 agosto 2018

ILVA: ONA e USB uniti per la salute, la giustizia e la dignità del lavoro e contro l’amianto. Una proposta di legge per fermare la strage a Taranto.

Taranto, 10.08.2018 - ‘ONA e USB uniti contro l’amianto, per la giustizia e il progresso. Salute e lavoro sono un connubio imprescindibile, e non un falso dilemma. Basta con il ricatto occupazionale per sacrificare la salute. Mai più amianto, mai più morti sul lavoro, mai più collusioni che hanno permesso tutte queste stragi, che colpiscono duramente l’intera Penisola e in particolare la città di Taranto. Necessario il prepensionamento con riconoscimento dei benefici amianto fino al 03.9.2018, prorogabile fino alla data della bonifica e pensionamento immediato alle vittime di patologie: salute e lavoro debbono marciare insieme. E’ necessario che i lavoratori più pesantemente esposti ottengano il riconoscimento dei benefici amianto fino a tutt’oggi, per anticiparne il pensionamento ed evitare altre esposizioni a questi veleni. Chi è stato colpito da patologie tumorali deve essere posto immediatamente in pensione. Gli altri lavoratori devono veder salvaguardato il loro posto di lavoro. No ad esuberi’, dichiarano congiuntamente l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, e Francesco Rizzo, coordinatore USB Taranto.
Nelle prossime settimane, verrà presentata una proposta di legge, per fermare la strage nella città di Taranto e per tutelare i lavoratori esposti ad amianto e altri cancerogeni, evitando l’applicazione della legge Fornero e con il riconoscimento dei benefici amianto fino al 03.09.2018, validi per il prepensionamento e l’immediato pensionamento delle vittime amianto in ILVA.
I numeri della strage.

L’ONA ha già diffuso alcuni dati epidemiologici:
· 472 casi di mesotelioma, registrati nella sola città di Taranto nel periodo dal 1993 al 2015 (Complessivamente in Puglia negli ultimi vent’anni sono stati censiti 1.191 mesotelioma e di questi il


40% sono a Taranto);
· Il 400% in più di casi di cancro tra i lavoratori impiegati nelle fonderie ILVA;
· Il 50% di cancri in più anche tra gli impiegati dello stabilimento, che sono stati esposti solo in modo indiretto;
· Il 500% di cancri in più rispetto alla media della popolazione generale, della città di Taranto, non impiegata nello stabilimento;
· Tasso di incidenza del cancro, dell’intera città di Taranto, superiore alla media di tutte le altre città italiane;

Le richieste dell’ONA, sostenute anche dall’USB coordinamento Taranto.
i.                                        Bonifica integrale del sito ILVA in ordine ai materiali in amianto e agli altri agenti cancerogeni;
ii.                                       Immediato prepensionamento dei lavoratori esposti ad amianto e pensione immediata affetti da patologie asbesto correlate ovvero da patologie di origine professionale;
iii.                                     Sorveglianza sanitaria per i lavoratori ILVA e per i loro famigliari;
iv.                                   Istituzione di un polo oncologico nazionale per affrontare la problematica cancro nella città di Taranto, atteso l’esponenziale aumento del numero delle nuove neoplasie anche in fase pediatrica e ben oltre le sole patologie asbesto correlate;
v.                                     Risanamento ambientale della città di Taranto.
Nelle prossime settimane l’USB e l’ONA presenteranno una proposta di legge di iniziativa popolare con raccolta firme, che verrà comunque presentata a tutte le forze politiche, e inoltrata al Capo dello Stato, come Massimo e Supremo Garante dei diritti costituzionali violati e calpestati nella città di Taranto’, dichiarano congiuntamente l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, e Francesco Rizzo, coordinatore USB Taranto.


Assistenza dello Sportello Amianto dell'ONA


Tutti i cittadini, anche nel mese di agosto, potranno rivolgersi all’Osservatorio Nazionale Amianto, anche attraverso lo Sportello Nazionale Online, cui ci si può rivolgere attraverso il sito internet https://osservatorioamianto.com





mercoledì 8 agosto 2018

08.08.2018 - Blackout avvenuto in Area Ghisa

In merito all'evento di blackout avvenuto in data odierna in Area Ghisa chiediamo chiarimenti in merito alle cause che hanno generato l'evento. Inoltre, premesso che e stato attuato il piano di evacuazione delle aree con l'avvio de sistemi di emergenza presenti sugli impianti, e a seguito di un sopralluogo de le RR.SS.UU. e RR.LL.SS., chiediamo un confronto sulle modalità di gestione dell'emergenza, in quanto poniamo a necessità di segnalare e discutere una serie di elementilegate alla modalità di evacuazione del personale.
Infine segnaliamo che per l'ennesima volta, a seguito di un evento di portata rilevante, nessun RLS delle scriventi organizzazioni sindacali ha ricevuto tempestivo avviso, imprescindibile a nostro avviso per coadiuvare situazioni di tale portata.
le segreteria di fabbrica Ilva Taranto richiedono ad ARPA Puglia i report relativi alle sostanze inquinanti disperse in atmosfera con specifico riferimento ad eventuali superamenti.
#usb #ilva #arpapuglia




Una marea di persone sfruttate in marcia per la dignità e i diritti. #BerrettiRossi #Primaglisfruttati

080818 - L'8 PER LA DIGNITA'.
#berrettirossi #usb



lunedì 6 agosto 2018

Strage nel Foggiano



Strage nel Foggiano, USB: mercoledì 8 sciopero dei braccianti e marcia dei berretti rossi da San Severo a Foggia.

Ilva nel pantano.



Serve un impegno diretto dello stato nella proprietà.
La nuova convocazione del ministro dello sviluppo economico del tavolo Ilva è servita solo a riconfermare la posizione intransigente del management di Arcelormittal che non intende recedere dai circa 4000 licenziamenti annunciati il cui costo ricadrebbe per intero sulla collettività. Come USB abbiamo dichiarato la non disponibilità a trattare su queste basi e per di più nel pieno di una procedura che potrebbe annullare la gara che ha assegnato il gruppo Ilva alla multinazionale dell'acciaio dopo le gravi criticità rilevate dall'Anac. sin dall'inizio di questa drammatica vicenda abbiamo sostenuto che la soluzione non è Arcelormittal, o un nuovo soggetto privato, quanto piuttosto un impegno diretto dello stato nella proprietà. Solo così sarà davvero possibile coniugare diritto alla salute, tutela dell'ambiente, occupazione e reddito.
Francesco Rizzo USB Taranto.
Sergio Bellavita USB nazionale


mercoledì 1 agosto 2018

vertenza Kratos-Amiu

Un'altra significante vittoria sulla vertenza Kratos-Amiu, dopo la mobilitazione #USB i sette lavoratori licenziati restano al loro posto
#usb @Kratos


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